Marco Aloi, l’eternauta napoletano del basket

Marco Aloi è un professionista napoletano a cui il basket è molto legato. Vivi Basket deve tanto a lui, l’operazione che portò Gaetano Spera a Napoli la si deve a lui e ad Elisa Ravella. Il lavoro lo ha portato lontano, ma in un ideale organigramma della società di basket ideale è, per me, insostituibile!

Chi l’avrebbe mai detto! Era un mercoledì di fine luglio, una lunga giornata di lavoro milanese quando mi squilla il telefono e dall’altro lato la voce di Roberto di Lorenzo “Marco, dove sei? Ti devo presentare una persona” e quindi il tempo di prendere l’aereo, ritornare a Napoli, incontrare questo personaggio.

Così nasce il mio ingresso nella pallacanestro. Un ritorno al mondo dello sport dopo una vita passata tra centri sportivi e piste di atletica, il luogo che mi ha fatto conoscere la prima volta Roberto e che ha condizionato tutta la mia crescita professionale.

Iniziare dall’Eurolega, portarsi dietro il peso delle vittorie della stagione precedente ma sopratutto caricarsi della responsabilità di coprire un budget già dichiaratamente inferiore, non è stata la cosa più semplice. Ma devo ammettere che è stato estremamente stimolante e con tanta edizione, un po’ di contatti giusti e con un pizzico di fortuna (che non guasta mai….), siamo riusciti a costruire quella che rimane l’ultima vera realtà di basket che si ricordi a Napoli. Persone eccezionali, trasferte europee di grande fascino, gioie e delusioni, un imprenditore in profonda difficoltà, la fortuna di lavorare con Roberto che aveva da poco partorito Vivibasket sono ricordi che porterò sempre dentro.

Professionalmente e’ stata una grande esperienza, una “palestra” professionale che ha ulteriormente arricchito il mio bagaglio di manager sportivo.

Ma chi è il “manager sportivo”. Forse la vera espressione del precariato lavorativo, figlio di logiche che spesso sono lontane dalla propria volontà ed il cui destino e’ fin troppo condizionato da fattori esterni non controllabili, non gestibili direttamente.

Devo ammettere che a distanza di anni, quella del Basket Napoli rimane comunque una delle esperienze di maggior qualità che ho vissuto. E nonostante la seconda Eurolega fatta con Avellino, i paragoni in termini organizzativi sono impossibili.

Forse il fascino di ciò che si è fatto a Napoli, per diversi motivi l’ho rivissuto a Biella, dove ho potuto proseguire nel mio percorso di crescita professionale, vivendo quattro stagioni bellissime, fatte di emozioni forti, di partite memorabili, con la soddisfazione di contribuire a far crescere persone ma anche con il dramma di una retrocessione che ha fatto soffrire una città intera ma che forse serviva per far ritrovare l’entusiasmo ad un territorio che stava vivendo parallelamente alla situazione imprenditoriale, un percorso di recessione che non merita e dal quale sono convinto il popolo biellese si risolleverà presto.

Persone speciali, pubblico competente, una struttura invidiabile, ed un settore giovanile che mi ha riportato con la memoria a ciò creato da Roberto con la passione e la competenza che Federico Danna ha saputo trasmettere a tutte le generazioni che gli sono passate per le mani.

Ma la retrocessione nel precariato che vige sovrano per le figure dirigenziali come la mia e’ significato anche cambiare. Ed il ritorno ad Avellino con una nuova proprietà, ha rappresentato una grande sfida, provocante ma come spesso accade quando le aspettative sono troppo alte, ricca anche della delusione cocente di una interruzione consensuale la cui ferita ancora e’ aperta dentro di me.

E dopo un tuffo in una esperienza come quella di ADN, a stretto contatto con nuotatori professionisti, con un manager come Andrea di Nino che è’ riuscito a portare a casa 38 medagli tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei, il destino mi ha voluto riportare sul parquet. 

E come quasi un “dejavu”, torno a lavorare a distanza di quasi 10 anni con Ario Costa, colui con il quale abbiamo provato a salvare il Basket Napoli, colui che ha salvato Pesaro dal destino fallimentare che si prospettava, colui che da giocatore ha messo in campo sacrificio e sudore, perseveranza e fatica e che oggi ha portato questi valori nella nuova Pesaro.

La città che mi sta adottando e che mi auguro possa restarmi a lungo nel cuore.

Questo e’ il mio percorso, fatto di alti e bassi, di gioie e di delusioni ma che in ogni attimo, in ogni incontro, mi ha regalato un matto fino di esperienza che oggi mi porto dietro ma che rappresenta il muro di conoscenze e di esperienze che non potrà mai terminare.

A chi intraprende questa strada suggerisco solo di non fermarsi mai, di prendere da ogni momento gli aspetti positivi, di credere ma sopratutto di vivere il nostro fantastico mondo dello sport, con la PASSIONE.

Marco Aloi