Matteo… ”è bello!”

Matteo… ”è bello!”

2 Febbraio 2019 Off Di dilorenzo

Sono al telefono con il mio compagno, prima dell’allenamento settimanale con Jamme.

Fuori piove. Diluvia.

I ragazzi verranno o si lasceranno condizionare dal maltempo?

Vedo tre figure entrare: sono Gianfilippo e Arianna, due persone meravigliose. Tra di loro, mano nella mano, Matteo, il piccolo angelo di cui mi sono follemente innamorata.

“Marco, aspetta che è arrivato il mio nuovo fidanzato.”

Il papà sollecita Matteo che lascia tutti e viene da me, a darmi un bacio che mi riempie il cuore.

Matteo ha difficoltà a comunicare, ogni tanto parla il ‘topese’, lingua incomprensibile come il ‘chiccolese’ con cui mi esprimevo io fino ai tre anni, quando ormai in molti suggerivano a mia madre di portarmi da un logopedista.

Il ‘topese’ mette in difficoltà chi ascolta, non è traducibile.

L’allenamento non è ancora iniziato, Matteo scappa con la palla e quando mi avvicino per riacciuffarlo sento: “È bello!”

Mi si ferma il cuore. Lo abbraccio forte.

“Matteo, hai detto che è bello? Puoi ripeterlo?”

“Sì.”

Matteo non ha ripetuto nulla, magari ho sognato tutto, magari erano sillabe pronunciate ‘a caso’.

Ma quel suono resta impresso nella mia testa, mi accompagna il giorno dopo in ospedale durante un’operazione e ancora oggi, mentre ho il corpo stanco e il viso pallido.

 

“È bello.”

 

È bello vedere ragazzi solitamente tenuti a distanza giocare spensierati con volontari misti, giocatori di basket professionisti come ragazzi del Rione Traiano.

È bello vedere Andrea finalmente prendere il pallone e fare canestro insieme a me.

È bello vedere il gruppo più esperto fare gli esercizi proposti da Cesare Covino.

È bello vedere Luca, cestista adolescente, sudare nel rincorrere Matteo.

È bello che tutto questo esista, che realtà apparentemente distanti possano coesistere grazie ad un pallone e a un canestro.

È bello che Nema, giocatore del Napoli Basket, si presti ad aiutare un bimbo autistico di 7 anni a tirare al ‘canestro grande’.

Matteo non c’è riuscito per paura dell’altezza, si è aggrappato a Nema come un koala.

E le facce dei giocatori, rincretinite dalla tenerezza, mi fanno capire che stiamo facendo qualcosa di bello.

 

Napoli ne aveva bisogno. Napoli ha bisogno di integrazione.

In un momento storico in cui le diversità sono nuovamente respinte e viste come un pericolo, noi siamo una realtà parallela, un piccolo mondo incantato.

Veniteci a trovare: ne vale la pena.

Maria Francesca Di Costanzo