Category Archives: Under 18 Ecc

Home / Under 18 Ecc
79 Posts

Alessandro Morgillo, è con noi da sette anni, figlio di due giocatori, con un fratello ed una sorella che giocano a basket, vive sui parquet da quando è nato.

A quale ricordo di questa stagione sei più legato?

La partita contro Latina fuori casa, l’abbiamo capito che di essere cresciuti. Una partita molto sudata, avanti noi poi recupero loro, ma siamo riusciti a mantenere il vantaggio, eravamo pronti, era una partita molto preparata, era stata una settimana molto forte con gli allenamenti. Adesso il ricordo che aspetto è quello delle finali nazionali… comunque finora anche l’ultima partita in casa è stata il segno di questa stagione.
Ora si va ad Udine per…?
Eh beh, vincere! Obiettivo minimo sono i quarti, ovviamente combatteremo anche per arrivare primi, sarà difficile ma non impossibile. Gli avversari un po’ li conosco, alcuni di loro li ho conosciuti in nazionale giovanile. Sicuro però che non andiamo lì per partecipare.
Qual è stato il momento più faticoso di questa stagione?
Diciamo che il campionato è andato molto bene, la fase regionale molto facile e poi con l’Interzona non abbiamo trovato difficoltà, ma squadre del nostro livello con cui i siamo confrontati. Dal punto di vista professionale, per me una difficoltà è stata il piccolo incidente di ottobre (un tamponamento) e nel periodo delle Final Four con la serie C, si sono accumulate diverse partite una dopo l’altra. Con la scuola sono riuscito a conciliare tutto però.
Qual è il segreto per fare gruppo, in squadra, dentro e fuori dal campo?
Conoscersi tra di noi: non solo in campo ma anche fuori, con alcuni per esempio ci conosciamo da dieci anni, c’è intesa, il segreto per rendere molto in campo è essere affiatati e avere intesa.
Cos’è che vi ha fatto allenare anche nei giorni di festa?
Avere coscienza che questo era l’ultimo anno per arrivare alle finali, era l’obiettivo pricipale, un obiettivo condiviso da tutti noi, per il quale c’era l’energia per fare quello sforzo per allenarsi di più.
Campioni ed esempi di vita: chi sono i tuoi modelli di riferimento?
Io ce l’ho in casa, mio fratello lo prendo molto come esempio, come atteggiamento, per l’intensità negli allenamenti, oltre all’impegno e alla felicità con cui lo fa, per me lui è importante e quando posso lo seguo e vado a vedere le sue partite.
Qual è per te la caratteristica principale che deve avere un buon giocatore di basket?
Oltre all’impegno deve essere forte tecnicamente e fisicamente, tecnicamente però viene prima, perché sul fisico ci puoi lavorare, la tecnica si ottiene con impegno e allenamento.

Intervista di Francesca Amendola

Gigi è con noi da tre anni, gioia e dolore per tutti noi, quest’anno straordinario nel suo impegno ed arrivare da solo da Casalnuovo a Soccavo, bravo a superare il difficile momento dell’infortunio che lo ha tenuto fuori per quasi due mesi.

C’è stato un momento durante l’anno in cui hai capito che sareste potuti arrivare fino alle finali nazionali?
Per la verità io la stagione me la sono vissuta sempre partita per partita. Ci ho cominciato a pensare davvero quando abbiamo vinto a Latina, e lì sì che un po’ di consapevolezza in più l’ho sentita.
Te lo aspettavi?
Sì perché era l’obiettivo che ci poniamo ogni anno, e piano piano ci avvicinavamo sempre di più. Quest’anno ci siamo compattati di più, con una squadra diventata più solida costruita negli anni.
Cosa insegna una sconfitta?
Quest’anno abbiamo subito solo quella di Empoli e ci ha aiutato molto, perché fin lì non avevamo mai perso. Ci è servita perché il momento di difficoltà poteva capitare in un secondo momento e magari non avremmo saputo come reagire. Da ogni sconfitta riesco sempre ad apprendere qualcosa che porta a migliorare me e a migliorare la squadra, serve a capire gli errori individuali e di squadra per poterli superare nella prossima partita.
Qual è un tuo difetto che vorresti eliminare?
Sono molto testardo e tendo ad agire di testa mia e non ascolto molto i consigli di chi mi sta accanto.
Se la tua squadra diventasse protagonista di un film, che titolo sceglieresti?
Di sicuro per come è andata la stagione direi un titolo tipo “Il lavoro ripaga“, perché è l’aver lavorato sodo che ci ha portati fin qui.
Tu giochi da 13 anni: cosa ti ha insegnato il basket per lo sport e per la vita?
Che il basket fa vivere molte emozioni sia positive che negative, e mi ha insegnato a stare coi compagni, a riuscire ad ambientarsi in un gruppo e a rispettare le regole, mi ha insegnato cose che servono anche al di fuori del campo.
Cos’è che vi ha fatto allenare anche nei giorni di festa?
Beh certo come tutti i ragazzi non è bello quando è festa, però ci ha spinto la voglia di non mollare, di conquistare obiettivi prestabiliti, e perché è inutile perdersi in un giorno e buttar via il lavoro di anni.
A Udine si va per…?
Si punta a superare il girone, poi vediamo come va, sempre dando il massimo. Il nostro obiettivo stabilito era arrivarci, poi vediamo come viene, sempre dando il nostro meglio, al massimo possibile e senza avere rimpianti.

Intervista di Francesca Amendola

 

Pierluigi Ponticiello è il secondo assistente di Alfredo Lamberti, giovane coach di Sant Antimo, con noi da quest’anno, segnalatoci da Aldo Russo, uno dei nostri allievi diventato grande con Vivi Basket. Brillante studente di ingegneria silenzioso ma sempre pronto sul campo e fuori.

Quando hai capito che vi sareste qualificati e tu che cosa hai provato?
Fino all’ultimo non ho mai perso la concentrazione sulla partita, mai pensato di iniziare a festeggiare, anche se eravamo avanti e mancava davvero poco. L’idea c’era già, in quei secondi c’era il pensiero di quel “dai che manca poco”, “siamo quasi alla meta”… verso la fine oramai, sugli ultimi cambi di Alfredo si capiva, e lì iniziava il momento di gioia per me, giovane allenatore, è stata una sensazione straordinaria. Da tre anni ho intrapreso questo percorso della pallacanestro da questo lato del campo, quello della panchina, ed è un grande soddisfazione, per il grandissimo risultato ma soprattutto vedere la felicità dei ragazzi, dopo averli visti sudare giorno dopo giorno, vedere la gioia nei loro occhi è stupendo. So della sofferenza di provare ad arrivarci negli anni passati, e non riuscire ad ottenerlo, invece quest’anno è stata una liberazione per loro, dopo questa stagione di sacrifici. Il mio piccolo supporto sento di averlo dato, anche io so cosa abbiamo passato per arrivare fin qua, ma la felicità dei ragazzi è qualcosa di indescrivibile.
Ogni stagione è lunga e segue un suo percorso; raccontaci il momento di maggior soddisfazione, quello più complicato, quello più divertente.
Eh beh, il bello dovrebbe arrivare adesso… intanto posso dire che quest’anno la soddisfazione è un po’ tutta la stagione e la partita a Latina, dove abbiamo vinto, è stata molto sofferta come tensione agonistica. Eravamo sopra, siamo stati ripresi, ancora sopra e ancora ripresi, e poi di nuovo, e poi vinta alla fine. Grande. Sofferta e vinta di squadra. Lì ho capito che forse veramente potevamo arrivare lontano. Il momento brutto sicuramente quello dell’intossicazione alimentare, successiva a un doppio festeggiamento in palestra di un onomastico, ora rido per non piangere ma eravamo messi male, squadra decimata, per allenarci ci contavamo e cercavamo di capire i pochi rimasti, sani e disponibili, vabbè, sono cose che possono capitare. Di divertimento, fuori dal campo però, sì ci sono parecchi momenti divertenti, come qualche simpatica scenetta col presidente e qualche ragazzo… o qualche sfottò con Alfredo, ma cose normali, cose da cena di squadra o trasferta.
Secondo te cos’è che trasforma una squadra forte in una squadra eccezionale?
L’eccezionale dipende sempre dalle persone, per esempio io ritengo che eccezionale sia perfetto, e so che la perfezione non esiste, perché esiste qualcosa da migliorare sempre. Cosa rende eccezionali non è solo io aiuto te e tu aiuti me, ma è soprattutto fuori dal campo che lo dimostri, come il difendersi, darsi il cinque, incoraggiarsi, questo porta la squadra a fare un salto di qualità enorme. L’io deve essere abbandonato e si mette il Noi, non sbaglia uno, ma sbagliamo tutti, e ci incoraggiamo e proviamo a essere tutt’uno. Perché quel canestro realizzato è stato possibile soltanto perché un giocatore ha difeso e un altro ha recuperato la palla, i meriti sono di tutti.
Si va a Udine per…?
Eh beh… (ride) mò vuoi la risposta sincera e razionale o la risposta scaramantica? Quella sincera e razionale è provare ad arrivare fino in fondo, ovviamente andando passo dopo passo, giorno per giorno. Ci arriviamo comunque preparati alle prime tre partite e vediamo cosa succede, senza pensare a dove dobbiamo arrivare. La risposta scaramantica? Eh beh.. non ti posso dire che puntiamo alla finale, ti dico che puntiamo alla prima partita, poi vediamo. Aggiungo soltanto che raggiungere questo risultato, per me che sono un giovane allenatore, è ancora adesso qualcosa di incredibile, è stato per me un anno importantissimo di crescita con Alfredo, e alla fine vedere la felicità dei ragazzi è stata la mia felicità, sensazioni indescrivibili.

Intervista di Francesca Amendola

Jacopo Ielasi vice allenatore della squadra Under 18, è da tre anni con Vivi Basket, a bottega da Mastro Lamberti, sulla stessa strada dei tanti allenatori nati e cresciuti nella nostra società.

 

Quando hai capito se vi sareste qualificati e cosa hai provato?

Forse non c’è un solo momento preciso della consapevolezza, perché sia in campo che fuori tendi sempre ad aspettare l’ultimo secondo. Quest’anno c’è stato particolare equilibrio fino all’ultima partita, che per noi è stato lo scontro decisivo. La sensazione che eravamo al livello giusto per questo passo forse noi l’abbiamo avuta dall’inizio dell’anno: sono tre anni che lavoriamo con questo gruppo, formato principalmente da ’99, c’era la sensazione che questi ragazzi sarebbero arrivati con la possibilità di fare questo passo. Per me lo scontro decisivo contro Latina è stato un segnale di grande consapevolezza, poi però la partita te la devi giocare, certo. E con Latina siamo andati anche sotto. Ma credo che con un canestro nel secondo quarto, quello del +10, quello sia stato il momento in cui abbiamo visto il traguardo molto da vicino.
Ogni stagione è lunga e segue un suo percorso; raccontaci il momento di maggior soddisfazione, quello più complicato, quello più divertente.
Soddisfazione, a parte ovviamente la qualificazione alle finali nazionali, probabilmente è stata la vittoria con Empoli in casa, il primo segnale reale sul campo di essere una squadra pronta a giocare l’Interzona. Considerando che in tre anni abbiamo sempre perso contro squadre toscane… quindi è stata una bella soddisfazione, tenuto conto anche della sconfitta proprio contro di loro l’anno scorso. Fatica, in tre anni la fatica c’è stata e pure i sacrifici, ma quando raccogli poi il sacrifico non lo senti più. Stiamo provando a fare di questa passione un lavoro e anche se arriva la delusione, questa fa parte del gioco. La sconfitta di Empoli, unica del percorso dell’anno (era il ritorno del girone Interzona), sconfitta che non ha causato conseguenze sulla classifica ma è stato probabilmente uno scivolone che ci ha fatto tornare coi piedi per terra, è stata una delusione che ci ha fatto molto bene, sia allo staff sia ai ragazzi. Di momenti divertenti ce ne sono tanti, come è normale che sia, però c’è tanta serietà e anche tanta durezza nel lavoro che facciamo e nell’impegno che chiediamo ai ragazzi. Grazie al coach che riesce ad alternare momenti più leggeri, e poi ci sono normali episodi da trasferta, come le varie soste in autogrill, e sempre accompagnati dalla musica del dj neomelodico Francesco Bianco…
Secondo te cos’è che trasforma una squadra forte in una squadra eccezionale?
Lo spirito di gruppo e lo spirito di sacrificio a favore della collettività e l’etica di lavoro.
Si va a Udine per…?
Per tenere alto nome della nostra città, della nostra regione, e provarci. L’obiettivo minimo sono i quarti di finale, poi vediamo, fermo restando che già è un grande successo essere arrivati fin qui, ma non bisogna mai essere sazi, c’è ancora molta fame di fare.

Francesca Amendola

«Andiamo a Udine per giocarci le nostre carte. Secondo me ci possiamo togliere delle belle soddisfazioni. Io non vedo l’ora. La testa c’è già» Marco Melillo, guardia

Qual è per te l’immagine simbolo di questa stagione?
Sicuramente la partita finale in casa contro Latina, lì abbiamo passato il turno ed eravamo tutti in campo a festeggiare.. sì anche con un po’ di spumante sul parquet, era una vittoria che diciamo meritava un festeggiamento tipo formula uno… ma io ero sotto la doccia di spumante, ricordo anche la doccia del coach e di quasi tutti gli altri dello staff… è stato molto bello ed emozionante, è sicuramente quella l’immagine dell’anno più rappresentativa. Ma il bello di questa stagione deve iniziare adesso.
Quindi si va ad Udine per…?
Si va ad Udine per giocarci le nostre carte, siamo una squadra formata da giocatori che possono stare in campo tutti tranquillamente. Per me si va per vincere addirittura, non vedo perché pensare che ci possa essere chi potrebbe superarci. Secondo me possiamo toglierci delle belle soddisfazioni e provare a fare qualcosa finora mai fatto da ViviBasket.
Come le vedi questi finali?
Io sono già entrato nel clima, adesso stiamo spingendo un po’ in più in allenamento. Io ci sto pensando già da quando abbiamo vinto contro Latina, non vedo l’ora di andare a Udine, la testa c’è già.
Hai avuto in questa stagione momenti faticosi e difficili?
Difficoltà fisiche non ne ho avute, ho avuto un periodo in cui mi sentivo un po’ distratto e grazie al coach sono riuscito a tirarmi su, Alfredo è un ottimo allenatore, lui mi tira su e ha la capacità di farmi “ritornare” in campo.
Come ti organizzi la giornata, lo studio e gli allenamenti?
Io vengo da Scafati e anche l’anno scorso con loro con la serie A, io come Under ero aggregato alla prima squadra, puntavamo alla A1 e io facevo molte trasferte. L’organizzazione non è mai semplice, tra allenamenti e impegni quest’anno, rispetto a quello passato, riesco a organizzarmi di più, e comunque sempre si può fare studio e basket insieme.
Cosa ti ha insegnato il basket?
A parte l’organizzazione, mi ha insegnato a stare con altri ragazzi, ad essere più socievole, mi ha insegnato a stare in un gruppo tra persone che amano questo sport perché il basket riesce a farti confrontare con molte persone.
Qual è un campione o una persona importante di riferimento per te?
Caratterialmente mio padre, che cerco di prendere come esempio, per il suo carattere appunto e la bontà, il suo saper essere una persona che sa quello che fa, non sbaglia con le parole o nel fare cose sbagliate, cerca sempre di portare a termine ciò che inizia. Vorrei avere i suoi pregi, invece delle volte io mi “infiammo” troppo in fretta diciamo… beh poi se vuoi il mio campione di basket preferito ti dico Kobe Bryant per la sua mentalità.

 

Intervista di Francesca Amendola

Lorenzo Federico è arrivato a settembre, di ritorno da una sfortunata esperienza a Siena, figlio di un amico ottimo giocatore, ha scelto Vivi Basket per il suo ritorno in Campania. La sua grande passione, oltre il basket, è la musica!

Qual è secondo te il segreto di un buon gruppo?
Il nostro gruppo c’è, ed è un gruppo che non esiste solo in palestra, ma anche fuori. Il gruppo resta gruppo, siamo famiglia nel campo e anche fuori, è questo il nostro punto di forza. So di altre situazioni in cui non è così, si finisce in palestra e poi non li vedi più.
Qual è stato il tuo momento più difficile e come lo hai superato?
Beh, intanto due mesi fa ho avuto la varicella, mi sono dovuto fermare parecchio ed è stata dura riprendere, e poi due anni fa mi sono rotto il crociato. Sono stato fermo sette mesi più il recupero, quindi sono rientrato a metà stagione, l’allenatore mi conosceva poco, non mi dava fiducia. Poi quest’anno sono ripartito da zero, allenatore nuovo e compagni.
Come vi state preparando a queste finali nazionali?
Adesso facciamo allenamento molto più concentrati, io già so cosa ci aspetta, perché l’anno scorso le finali io le ho giocate, ero con Siena, già conosco il clima e le emozioni che ci attendono. Cerco di dare sempre il massimo, cerco di conciliare tutte le attività che faccio, scuola, musica, sport, amici. A volte ci riesco a dare il massimo, a volte no, ma devo dire che siamo una squadra grintosa, ci aiutiamo e siamo grintosi e felici per questa qualificazione.
Te lo aspettavi?
Sì, anche se all’inizio non ero proprio sicuro, giocavamo solo a livello campano col rischio poi che ci saremmo trovati più avanti di fronte squadre magari più forti da cui farci sorprendere e perdere, ma non è stato così. Il bilancio per ora è positivo. E alla fine della partita contro Latina con cui ci siamo matematicamente qualificati (nonostante io non avessi giocato proprio la “partita della vita”…) ho sentito insieme la gioia per tutti, è stato bello soprattutto sentire la loro gioia, che dopo tre anni finalmente ce l’avevano fatta. Abbiamo festeggiato tutti insieme, era una gioia di vittoria che aveva il peso di tre anni, una gioia che era chiusa in cassaforte.
Quindi, si va ad Udine per…?
Cercare di dare il massimo e tornare senza rimpianti. E se anche non si arriva a vincere dovremo pensare che più di quello che avremo fatto non si poteva fare. Per le finali nazionali pronostici non se ne fanno, giochi partita per partita; certo c’è una squadra più favorita di un’altra, ma poi te le devi giocare. Noi per esempio l’anno scorso contro la Reyer, poi campione d’Italia, eravamo sempre sopra e poi la partita l’abbiamo persa. Quindi si può perdere anche se si è più forti e il livello è nettamente superiore.

Intervista di Francesca Amendola

Un anno fa Vincenzo Menditto si rompeva il legamento crociato del ginocchio, quasi senza accorgersene. Ha lavorato duro, con la straordinaria professionalità di Diego Perez, ed oggi è uno dei protagonisti delle finali nazionali di Udine!

 

Qual è stato il momento più gratificante di tutta la stagione?

Quello dopo la gara contro Latina in casa. Dopo la vittoria eravamo sicuri e quindi ci potevamo rilassare qualche giorno, prima di ricominciare di nuovo gli allenamenti.
Qual è stato il tuo momento più difficile, più faticoso, e come lo hai superato?
Il rientro dopo l’infortunio, grazie ad allenatore e società che mi sono stati vicini, c’erano in qualsiasi momento di difficoltà. Dopo la vittoria col Latina in cui ci siamo qualificati ero molto contento, dopo l’infortunio mi ero aggregato al gruppo 4-5 mesi dopo. Ed ora si va alle finali nazionali.
Si va a Udine per…?
Per vincere. Vincere e basta. Proviamo a fare il massimo. Ho ancora impresso quando tre anni fa ci eravamo andati vicinissimi alla qualificazione. Da anni ci proviamo, ci siamo qualificati e non possiamo sbagliare.
Secondo te, quali caratteristiche deve avere un buon giocatore di basket?
Carisma, deve aiutare la squadra e non deve pensare solo a sé ma al bene di tutti. Fare basket significa anche trovarsi bene con i compagni di squadra, avere un buon rapporto con tutti e non ci devono essere rivalità tra compagni.
Cosa pensi quando vedi i più piccolini della vostra società, cosa vorresti dirgli?
Anche io ho iniziato che avevo sette anni. Direi che non devono arrendersi mai, non si devono arrendere se gli capita qualcosa. Si può fare tutto, con un po’ di impegno e di sacrificio.
Qual è la cosa più importante che ti abbia mai detto un allenatore?
La fiducia. Che aveva fiducia in me e non dovevo preoccuparmi del risultato, dovevo giocare come so giocare e non preoccuparmi. La fiducia è un elemento importantissimo.

Francesca Amendola

 

La parola a Marco Mennella, capitano Vivi Basket.
Che significa per te essere capitano di una squadra come questa?

Diciamo che essere capitano di una squadra Vivi Basket è una responsabilità in più, significa guidare dal campo i compagni durante gli allenamenti, spronare la squadra quando c’è bisogno, anche in campo bisogna far sentire la propria voce. I compagni hanno così un costante punto di riferimento, è un ruolo fondamentale, io non so se lo sto facendo al meglio, spero di sì. Perché è il mio primo anno da capitano. Dopo il mio percorso di quattro anni qui con Vivi Basket sento di averlo meritato, ma so che è un ruolo di grande responsabilità.

Quindi adesso si va ad Udine per…? 

Dare tutto e soprattutto fare le cose più semplici per andare sempre avanti e non fermarci ai primi ostacoli. Sicuramente sappiamo che già essere arrivati a questo traguardo è un successo. In un certo senso ce lo aspettavamo e lo desideravamo da un po’. Ma sappiamo che saremo lì per rappresentare la Campania, è uno stimolo in più e cercheremo di fare il meglio possibile.

Il tuo momento più particolare durante questa annata?

Sì, quando a fine novembre dovevo recuperare per lo studio, si dovevano chiudere i quadri a scuola e lì ho dovuto togliere un po’ di tempo agli allenamenti, però lì ho capito che mi dovevo responsabilizzare di più nel gestire meglio i miei tempi, per poter fare entrambe le cose.

Come organizzi il tuo tempo libero e gli allenamenti?

La mia esperienza personale è che io vengo da Torre del Greco e devo sottrarre un po’ di tempo in più a chi già è a Napoli, e mi organizzo nel primo pomeriggio, mi anticipo i compiti se ho allenamento in serata, così per stare con la mente libera quando sono in palestra. Ho imparato a gestirmi i tempi per organizzare la giornata. Credo che questo mi sia servito sia nello sport ma anche a scuola.

Cos’è il basket per te?

Penso sia tutto, ogni giorno penso sempre a fare di più e a migliorare. Per me è necessario sempre, non lo sostituirei con niente.

Qual è stato il momento più esaltante della stagione?

Sicuramente la vittoria finale col Latina in casa, che ci ha permesso di staccare un biglietto per le finali nazionali.

 

Intervista di Francesca Amendola

Si è definita l’ottava squadra qualificata vincendo il proprio girone e si ha un quadro più completo dei gironi delle finali.

Composizione Gironi Finale Nazionale

Girone A
Mens Sana Siena
Vincente Spareggio CMB Lucca – Pall. Trapani 
Vivi Basket Napoli
Vincente AJ Milano – Biancorosso Empoli

Girone B
De’Longhi Treviso
Vincente VL Pesaro . Pall. Cantù
Hsc Basket
Vincente 2° Girone A – Lido di Roma

Girone C
PMS
Vincente Oxigen Bassano – 3° Girone A 
Stella Azzurra
Vincente San Paolo Ostiense – Pistoia Basket

Girone D
Reyer Venezia
Vincente Spareggio Aquila Trento – Benetton Treviso 
Virtus Bologna
Vincente Latina Basket – VIS Ferrara