Il bilancio di Alfredo Lamberti

Sette domande ad Alfredo Lamberti, coach Under18, finalista nazionale 2016-2017 ViviBasketNapoli, la cui avventura coi nostri ragazzi termina qui perché l’anno prossimo Alfredo allenerà Battipaglia in Serie A femminile.
Lo abbiamo raggiunto telefonicamente mentre si trova in raduno con l’Under16 maschile come assistente coach, in preparazione degli Europei che si terranno dall’11 agosto in Montenegro.

Qual è il tuo bilancio di queste finali nazionali?
Sono molto soddisfatto dal punto di vista dell’esperienza fatta, sia come squadra sia dal punto di vista personale. Abbiamo giocato una buona pallacanestro, di alto livello, ci siamo confrontati con squadre di livello alto e non abbiamo sfigurato. Certo un po’ di rammarico sulla prima partita, con Milano, forse c’è, abbiamo commesso forse qualche errore di superficialità ma abbiamo provato a fare la nostra pallacanestro. Non tragga in inganno lo scarto dell’ultima partita contro la Stella Azzurra Roma; avevamo fatto tanto nei giorni prima, il livello delle energie mentali si era ovviamente abbassato, e appena arrivata la prima difficoltà abbiamo un po’ ceduto, in più era una squadra molto attrezzata e noi abbiamo pagato. Ma ripeto il bilancio è assolutamente più che positivo.
A Udine c’era il meglio degli Under18 d’Italia, come vedi la situazione del basket napoletano (e campano) in confronto con altre realtà? 
Innazitutto non ci vedo grosse differenze però noi alla fine siamo entrati nelle prime 12 squadre d’Italia con giocatori tutti locali, o della provincia o comunque del nostro territorio, a differenza di tutte le realtà con cui ci siamo incontrati che fanno reclutamento, hanno una foresteria e possono fare cose in più. MA non credo ci sia stata questa grandissima differenza in quello che si fa in palestra ogni giorno. Noi nel nostro piccolo abbiamo indicato una strada. Questo gruppo non è arrivato nelle prime 12 casualmente. Ci siamo arrivati lavorando duramente nel quotidiano, provando ad alzare sempre un po’ l’asticella. Ovvio che se hai strutture e forze economiche puoi reclutare anche all’estero, ma non credo sia il caso, e mi fa piacere pensare che la cultura del lavoro quotidiano porta risultati. E noi ne siamo la prova. Quindi non credo ci sia grande differenza, come spesso si dice. È chiaro che al nord ci sono numeri diversi, e una differente  distribuzione di giocatori, ma abbiamo provato nel nostro piccolo che qualcosa alla fine riesci a ottenere. Questo è il messaggio.
Con queste finali si chiude anche un ciclo ViviBasket, che emozioni stai provando?
Di gratitudine. Sono arrivato tre anni fa, il primo gruppo erano i 98-99 con cui vincemmo il titolo regionale e perdemmo lo spareggio per le finali nazionali, il secondo anno con lo stesso gruppo abbiamo vinto il campionato regionale e siamo arrivati quarti, fuori dagli spareggi. In questo terzo anno abbiamo fatto questo percorso, primi nella fase interregionale e poi le finali. Alla fine delle finali nazionali è stato per me un momento molto difficile, una grande emozione nel salutare i ragazzi che sono stati con me tre anni, e non sapevo ancora che sarei andato via da Napoli, è stato un momento molto duro dal punto di vista umano. Averli visti crescere come persone, come gruppo, come giocatori, prenderli ragazzini e lasciarli naturalmente un po’ uomini, e così quando li ho salutati ho visto tutto il percorso fatto fino a quel momento, e gli voglio veramente molto bene. Io sono duro, esigente in palestra, chi mi conosce lo sa. Il rapporto che c’è con questo gruppo è davvero molto speciale. 
Cosa senti di aver dato ai ragazzi, oltre al basket? 
Soprattutto due cose, penso di aver insegnato loro l’etica del lavoro, che quando devi lavorare non conta che sia festa, o fa troppo caldo, troppo freddo, e di non ricercare alibi, non scappare dagli alibi, mai, quando le cose non vanno bene. Questo ci ha accompagnato molto duramente in questi anni, il non cercare la scusa, o l’arbitro, il pallone sgonfio, l’allenatore, il compagno: bisogna provare a prendersi le responsabilità, parto dal mio limite per provare a fare di meglio, così so riconoscere da dove partire e riconoscere i propri sbagli. Cercare alibi ti fa scappare dall’errore e non ti permette di crescere e di migliorare, ecco questo cerco di portare sempre ai miei giocatori. La cosa che mi lascia più orgoglioso di questi anni è di aver visto sempre tutti i ragazzi compatti, non abbiamo mai avuto un problema di gruppo, a livello di interazione. Come è normale possono esserci tra giocatori simpatie o affinità, ma quando dovevamo essere una squadra lo siamo stati.
Ti penti di qualcosa? E di cosa invece non ti penti affatto?
Nella gestione di essere esigente e forse di non aver provato ad essere più chiaro, a farmi capire, magari quando su alcune mie richieste il messaggio non passava. Non mi pento di essere stato molto duro in situazioni che hanno permesso a questi ragazzi di maturare.
Cosa hai imparato dai ragazzi e cosa porterai con te, ora che allenerai le ragazze?
Parlo molto coi colleghi ci si confronta sulle nuove generazioni e io ho imparato da questi ragazzi che sono fantastici, hanno una capacità di applicarsi alle cose, che forse neanche io avevo. La cosa difficile è però toccare certe corde, per suscitare una reazione. È difficile trovare queste corde. Nel tempo i miei ragazzi hanno anche imparato a sentire cos’è la pressione e sono riusciti a restare sotto pressione anche durante le partite che contavano. Mi hanno insegnato che toccando le giuste corde si hanno reazioni incredibili. E me ne sono accorto anche quando mi hanno mandato gli ultimi messaggi.
E ora, cosa ti sentiresti di dire in conclusione, hai postato su Facebook qualche frase particolare?
No veramente io non sono molto “social”… io adesso ho la fortuna di andare in un campionato di serie A e se arrivi qua non puoi non guardarti indietro e pensare che c’è una serie di persone che ti hanno permesso di arrivare fin qui. Ovviamente penso a tutto lo staff, al completo, e ai giocatori e sento il dovere di ringraziarli tutti, sono le persone che mi hanno permesso di migliorare. In tre anni questa società ha fatto un percorso eccezionale, ringrazio l’intera società, intesa di tutti i preziosi elementi che la compongono. È stato un momento molto duro dopo le finali nazionali, siamo migliorati e abbiamo raggiunto risultati e sono stato molto orgoglioso di loro, e proprio perché non ho Facebook glielo ho detto, perché amo più parlare, e che la cosa più bella che rimaneva dopo questi tre anni passati in palestra è che noi in futuro ci rincontreremo e al di là di momenti difficili, resterà nei nostri occhi le immagini più belle di quanto ci siamo voluti bene. Questa è una cosa che resterà per sempre nella mia memoria.

Francesca Amendola