#MandiViviBasket: Ale Mansi, il cucciolo della squadra

Ale Mansi è il cucciolo del gruppo. Nato nel 2002, gioca con gli under 18 per una deroga della FIP, grazie alla sua partecipazione ai centri interregionali. Leader indiscusso delle sue squadre, ha spesso giocato con i più grandi. Sta affrontando con grande impegno il passaggio tra i più grandi in cui, alla sua furia agonistica, deve aggiungere la trasformazione tecnica in play maker. 

Emozioni e responsabilità: come ti stai preparando a queste finali?

Io mi alleno da settembre con questa squadra Under18 e poi ho giocato anche il campionato mio Under15, sono il più piccolo e allenarmi con ragazzi anche di tre anni più grandi di me è una bella esperienza. Stare con loro è una bella responsabilità. L’atteggiamento del gruppo è buono, io mi sento parte di questa squadra. Come alla fine della partita contro Latina, mi sentivo parte della gioia del gruppo anche se non ero in panchina.

Un anno di sport e di scuola, come è andata?

Beh, i sacrifici si fanno perché devi organizzarti coi compiti, alcune volte avevo anche due allenamenti al giorno, ma alla fine il mio tempo libero lo avevo, e riesco a uscire coi miei amici, insomma faccio una vita normale come tutti i ragazzi.

Si va ad Udine per…?

Ah va beh… solo per vincere! Però devo dire che io mi sono unito solo quest’anno a questo gruppo e so che loro ci lavorano su da tre anni per raggiungere questo importante obiettivo.

MansiAlessandroCome ti vedi, se dovessi riuscire ad entrare in campo?

Ci sono prima gli altri più grandi di me, e per ora non ci penso ancora, ma sarebbe un onore poter mettere piede in campo. Non so, anche se per pochi secondi è un onore… ancora non mi ci vedo, ma mi sentirei molto emozionato. E anche se fossi entrato nell’ultimo minuto contro Latina, la partita con cui ci siamo conquistati l’accesso alle finali, poter entrare in campo anche per pochi secondi e anche nelle battute finali in cui ormai era chiaro che avevamo vinto, sarebbe stato un grande onore.

Si impara di più da una sconfitta o da una vittoria?

Più che concentrarti sulle emozioni da una sconfitta si ha la possibilità di pensare a quello che hai sbagliato. Una vittoria emoziona. E poi hai ancora più voglia. Anche dopo una sconfitta non c’è bisogno di abbattersi, dopo una sconfitta ci pensi e ci ragioni per capire e fare meglio.

Secondo te cosa rende un grande gruppo una squadra eccezionale?

La costanza negli allenamenti e l’unione di squadra: sul campo ciò che dimostra di più l’unione del gruppo è il difendere insieme e il sostenersi l’un l’altro dopo un errore.

La cosa più utile alla vita che finora ti ha insegnato il basket?

Sicuramente l’unione del gruppo e il fatto di stare in una squadra. Se sbagli o fai una cosa buona lo fai per tutta la squadra. Il basket mi ha insegnato a gestire i miei impegni in una settimana piena di allenamenti, devi gestire la scuola e il tempo libero, e anche l’organizzazione del momento. In questo sport conta la precisione e l’attenzione ai minimi dettagli.

Intervista di Francesca Amendola