#MandiViviBasket: Alfredo Lamberti 

«La cosa più bella che mi ha insegnato il basket è far parte di una squadra. È bello quando vinci, ma è altrettanto bello quando, in difficoltà, ti volti e sai di avere qualcuno affianco». Alfredo Lamberti, coach ViviBasket Napoli Under18, qualificata alle finali nazionali di Udine, 11-17 giugno 2017

Tra poco inizia una nuova avventura con le finali nazionali, dopo una lunga stagione conclusa, qual è il tuo bilancio fin qui e come vi preparate per Udine?

Il bilancio non può che essere positivo, è stata una stagione molto impegnativa dal punto di vista del tempo passato in palestra. Era un obiettivo che rincorrevamo da tre anni, siamo tutti molto contenti del risultato ottenuto e soprattutto di come tutto il lavoro è stato svolto. I ragazzi sono stati veramente fantastici. Cosa faremo nei giorni fino alla partenza, beh, non cambieremo di molto le nostre abitudini, siamo una squadra che si allena tanto e sappiamo che ci apprestiamo a giocare contro squadre molto preparate. Ci alleneremo con particolare cura ai dettagli, perché ce la giocheremo tra le prime 16 squadre d’Italia, e stiamo cercando di lavorare ugualmente con numeri impegnativi, ora che fa caldo e la stanchezza di fondo si potrebbe far sentire, quindi recuperiamo energie fisiche e mentali, ma non stravolgeremo il nostro modo di lavorare. Per ora sto proiettando molto l’attenzione su di noi, in un secondo momento poi sugli avversari.


Torniamo per un attimo a ViviBasket-Latina: quando hai capito che la qualificazione era raggiunta, qual è stata la prima cosa a cui hai pensato?

Io sono uno che esterna poco, anzi, quella sera ho esternato la mia gioia pure un po’ più del solito… beh e comunque la prima cosa a cui ho pensato è a tutto il lavoro che abbiamo fatto e come era bello essere ripagati di tutti i momenti passati in palestra, e sono molto felice per i miei ragazzi. Loro sono stati veramente super a giocare sui propri limiti, hanno giocato insieme, sono orgoglioso di come siano un gruppo.


Cosa ti ha insegnato il basket finora?

La cosa più bella che mi ha insegnato il basket è far parte di una squadra, anche se in diversi ruoli, in campo o come coach o vice, e la possibilità di condividere con gli altri non soltanto un obiettivo, ma un’esperienza comune in palestra, nel momento più leggero o nella regola da rispettare. Una squadra è una piccola comunità, bella da vivere. È bello quando vinci, ma è altrettanto bello quando sei nel momento di difficoltà, ti volti e sai di avere qualcuno affianco. La condivisione è la cosa più bella che possiamo avere. Io insisto molto coi miei ragazzi sull’essere sempre tutti molto compatti.

C’è un episodio che ricordi in particolare di questa stagione?

Di episodi ce ne sono sempre, ma mi fa piacere pensare che quest’anno abbiamo fatto quattro trasferte un po’ più lontane. Ci sono servite molto. Penso a queste trasferte come una serie di momenti, vissuti tutti insieme, in cui abbiamo condiviso qualche esperienza in più. Oppure anche come non ricordare quella gelida settimana di gennaio, ricordo un paio di partite in cui per il freddo si faceva un po’ fatica…

Cosa fa diventare una squadra forte una squadra eccezionale?

La compattezza. È importante avere giocatori di talento, ma non è quella la cosa importante. È la compattezza e il riuscire a stare insieme soprattutto in situazioni di stress, stare insieme e condividere qualcosa se voglio provare a salire a salire un po’, fare quello sforzo in più, come ad esempio fare allenamento il 6 gennaio. È la dimensione che ti fa fare quel passo in più. Il problema è cercare di far capire ai ragazzi di giocare sui propri limiti, si deve crescere sui propri limiti e con questo gruppo i ragazzi lo hanno dimostrato.

Napoli-Latina era la classica partita “o dentro o fuori”: cosa hai detto in spogliatoio prima di scendere in campo?

Sapevo che i ragazzi erano fin troppo motivati a fare bene. Non ho parlato tanto e non ho detto cose particolari. Ho solo provato a portarli a fare quello che tecnicamente bisognava fare, ho soltanto incanalato la loro voglia di far bene su binari tecnici.

Si va ad Udine per…?

Pensando che sia un’opportunità di giocare con le migliori squadre e talenti, è un orgoglio giocare per la nostra regione, abbiamo fatto un cammino quest’anno che non possiamo pensare di non provare a proseguire. Sappiamo che il livello è molto alto, che dobbiamo tornare a casa senza rammarico o rimpianti, o che saremo sconfitti a qualcuno più bravo di noi. Con questo atteggiamento vediamo cosa succede: non appagati e non preoccupati, vogliamo rispettare la stagione che abbiamo fatto finora.

Intervista di Francesca Amendola 

Foto Prospero Scolpini