#MandiViviBasket: il “senatore” Barbieri

Sei domande a Salvatore Barbieri, che si allena con gli Under18 di ViviBasket, è il nostro quasi-ingegnere che sta condividendo in questi giorni il percorso dei nostri ragazzi per le finali nazionali di Udine

Quanto manca alla tua laurea, in cosa ti specializzi?

Il mio obiettivo è di entrare nel mondo della programmazione delle IA, l’Intelligenza Artificiale, e sto lavorando ad un progetto di machine learning, ossia costruire algoritmi di base per gli automi, in modo tale che lo stesso possa in seguito rilasciare l’output desiderato in base agli input dati. Ad esempio gli si danno da esaminare una sequenza di scritti e la macchina deve dire a chi appartengono, dopo averli analizzati secondo le regole che ha appreso.

Stai condividendo questi allenamenti con i ragazzi, per noi e per loro è molto importante e di questo ti ringraziamo: quali esperienze ti legano aViviBasket?

Questo è stato il mio primo anno al ViviBasket. Il motivo principale per cui ad agosto scorso accettai di entrare a far parte di questo progetto è stata la presenza di Alfredo Lamberti. La dedizione, la costanza e la cura del dettaglio che mette nello studio e nell’analisi di questo sport non è seconda a nessuno, ed essere allenati da lui ti può solo far migliorare sia tecnicamente che nella lettura delle situazioni di gioco. A parte tutte le belle vittorie, quest’anno mi ha colpito molto la disciplina e l’attenzione che ci sta dietro ad ogni aspetto del progetto ViviBasket, anche se me lo aspettavo essendo già stato allenato da Alfredo.

Cosa si prova ad allenare questi giovani giocatori che tra poco si misureranno con le migliori squadre d’Italia?

Io ho fatto le giovanili a Milano e ho avuto la possibilità di partecipare alle finali nazionali con l’attuale categoria U15 e U18, che prima prendevano il nome di allievi e juniores. Le finali nazionali sono un evento a cui non si può mancare e non posso fare a meno di aiutare in qualunque modo i ragazzi ad allenarsi al meglio per la manifestazione. Si stanno giocando 10 mesi di lavoro in soli 7 giorni. Una volta arrivati ad Udine non ci sarà il tempo di pensare: ci si allena la mattina, si gioca il pomeriggio e la sera si resetta tutto per riprendere il giorno dopo.

Che cos’è per te il basket oggi?

Io gioco da quando avevo 13 anni, e tra gli sport che ho provato ci sono anche l’atletica leggera, il tennis e il calcio. Il bello del basket è che non esistono ruoli, tutti sono importanti e la forza di una squadra non è legata direttamente ad un singolo giocatore, ma vi è bisogno di una forte coesione interna per poter far fronte alle difficoltà e rispondere prontamente in campo. Mi piace molto una frase di Jim Rohn: «We must all suffer one of two things: the pain of discipline or the pain of regret» (“Dobbiamo tutti soffrire una di queste due cose: la sofferenza della disciplina o la sofferenza del rimpianto”), che secondo me rappresenta la dedizione che dobbiamo mettere negli aspetti quotidiani della vita per non avere rimpianti futuri. Questo l’ho potuto apprendere giocando a basket.  

Secondo te quali sono le caratteristiche che un giocatore deve avere per diventare un grande giocatore?

Secondo me la caratteristica principale sono l’umiltà e la fortuna. Un giocatore non deve avere la presunzione di essere talentuoso e quindi forte. Le meccaniche di gioco devono essere sempre allenate mettendoci il massimo dell’impegno per poterle migliorare al massimo. Il risultato di una partita può essere determinato da eventi, come, ad esempio, un tiro all’ultimo secondo e se non ci si allena a migliorare la meccanica di tiro e la velocità di esecuzione del gesto tecnico, non è detto che la palla vada dentro. Del resto lo stesso vale per tutti gli altri aspetti difensivi e offensivi del gioco. Il talento aiuta ma non basta per formare un giocatore; ci vuole forma mentis alla disciplina e la fortuna di trovare un allenatore capace di farti crescere e di motivarti.

Stiamo vedendo i playoff in serie A in Italia e nella Nba si sta giocando la finale per il titolo, di esempi ce ne sono, di squadre e di campioni, ma per te qual è il valore fondamentale perché una squadra possa arrivare a giocarsi una grande finale da grande squadra?

I 12 giocatori formano una squadra ma il lavoro, la disciplina e la voglia di mettersi a disposizione dei compagni forma una grande squadra capace di arrivare in fondo ad un campionato e poter dire la sua. È con questi valori, anche in assenza di forti talenti tecnici e fisici, che a volte ci si può trasformare nella Cenerentola di turno e vivere il proprio sogno. Facendo riferimenti vicini, senza guardare agli alieni protagonisti dell’NBA o ai professionisti del campionato italiano, il progetto U18 ha questi valori e sta andando a Udine con l’obiettivo di  trasformarsi proprio in quella Cenerentola di turno, dovendo affrontare squadre più preparate a questa manifestazione, ma potendo contare su uno staff pronto, un allenatore in grado di analizzare ogni minimo particolare e la loro forza di squadra che nei momenti difficili farà la differenza tra una vittoria importante e una sconfitta.

Francesca Amendola