#MandiViviBasket: Jacopo Ielasi

Jacopo Ielasi vice allenatore della squadra Under 18, è da tre anni con Vivi Basket, a bottega da Mastro Lamberti, sulla stessa strada dei tanti allenatori nati e cresciuti nella nostra società.

 

Quando hai capito se vi sareste qualificati e cosa hai provato?

Forse non c’è un solo momento preciso della consapevolezza, perché sia in campo che fuori tendi sempre ad aspettare l’ultimo secondo. Quest’anno c’è stato particolare equilibrio fino all’ultima partita, che per noi è stato lo scontro decisivo. La sensazione che eravamo al livello giusto per questo passo forse noi l’abbiamo avuta dall’inizio dell’anno: sono tre anni che lavoriamo con questo gruppo, formato principalmente da ’99, c’era la sensazione che questi ragazzi sarebbero arrivati con la possibilità di fare questo passo. Per me lo scontro decisivo contro Latina è stato un segnale di grande consapevolezza, poi però la partita te la devi giocare, certo. E con Latina siamo andati anche sotto. Ma credo che con un canestro nel secondo quarto, quello del +10, quello sia stato il momento in cui abbiamo visto il traguardo molto da vicino.
Ogni stagione è lunga e segue un suo percorso; raccontaci il momento di maggior soddisfazione, quello più complicato, quello più divertente.
Soddisfazione, a parte ovviamente la qualificazione alle finali nazionali, probabilmente è stata la vittoria con Empoli in casa, il primo segnale reale sul campo di essere una squadra pronta a giocare l’Interzona. Considerando che in tre anni abbiamo sempre perso contro squadre toscane… quindi è stata una bella soddisfazione, tenuto conto anche della sconfitta proprio contro di loro l’anno scorso. Fatica, in tre anni la fatica c’è stata e pure i sacrifici, ma quando raccogli poi il sacrifico non lo senti più. Stiamo provando a fare di questa passione un lavoro e anche se arriva la delusione, questa fa parte del gioco. La sconfitta di Empoli, unica del percorso dell’anno (era il ritorno del girone Interzona), sconfitta che non ha causato conseguenze sulla classifica ma è stato probabilmente uno scivolone che ci ha fatto tornare coi piedi per terra, è stata una delusione che ci ha fatto molto bene, sia allo staff sia ai ragazzi. Di momenti divertenti ce ne sono tanti, come è normale che sia, però c’è tanta serietà e anche tanta durezza nel lavoro che facciamo e nell’impegno che chiediamo ai ragazzi. Grazie al coach che riesce ad alternare momenti più leggeri, e poi ci sono normali episodi da trasferta, come le varie soste in autogrill, e sempre accompagnati dalla musica del dj neomelodico Francesco Bianco…
Secondo te cos’è che trasforma una squadra forte in una squadra eccezionale?
Lo spirito di gruppo e lo spirito di sacrificio a favore della collettività e l’etica di lavoro.
Si va a Udine per…?
Per tenere alto nome della nostra città, della nostra regione, e provarci. L’obiettivo minimo sono i quarti di finale, poi vediamo, fermo restando che già è un grande successo essere arrivati fin qui, ma non bisogna mai essere sazi, c’è ancora molta fame di fare.

Francesca Amendola