#MandiViviBasket: Lorenzo Federico, perché il basket è musica!

Lorenzo Federico è arrivato a settembre, di ritorno da una sfortunata esperienza a Siena, figlio di un amico ottimo giocatore, ha scelto Vivi Basket per il suo ritorno in Campania. La sua grande passione, oltre il basket, è la musica!

Qual è secondo te il segreto di un buon gruppo?
Il nostro gruppo c’è, ed è un gruppo che non esiste solo in palestra, ma anche fuori. Il gruppo resta gruppo, siamo famiglia nel campo e anche fuori, è questo il nostro punto di forza. So di altre situazioni in cui non è così, si finisce in palestra e poi non li vedi più.
Qual è stato il tuo momento più difficile e come lo hai superato?
Beh, intanto due mesi fa ho avuto la varicella, mi sono dovuto fermare parecchio ed è stata dura riprendere, e poi due anni fa mi sono rotto il crociato. Sono stato fermo sette mesi più il recupero, quindi sono rientrato a metà stagione, l’allenatore mi conosceva poco, non mi dava fiducia. Poi quest’anno sono ripartito da zero, allenatore nuovo e compagni.
Come vi state preparando a queste finali nazionali?
Adesso facciamo allenamento molto più concentrati, io già so cosa ci aspetta, perché l’anno scorso le finali io le ho giocate, ero con Siena, già conosco il clima e le emozioni che ci attendono. Cerco di dare sempre il massimo, cerco di conciliare tutte le attività che faccio, scuola, musica, sport, amici. A volte ci riesco a dare il massimo, a volte no, ma devo dire che siamo una squadra grintosa, ci aiutiamo e siamo grintosi e felici per questa qualificazione.
Te lo aspettavi?
Sì, anche se all’inizio non ero proprio sicuro, giocavamo solo a livello campano col rischio poi che ci saremmo trovati più avanti di fronte squadre magari più forti da cui farci sorprendere e perdere, ma non è stato così. Il bilancio per ora è positivo. E alla fine della partita contro Latina con cui ci siamo matematicamente qualificati (nonostante io non avessi giocato proprio la “partita della vita”…) ho sentito insieme la gioia per tutti, è stato bello soprattutto sentire la loro gioia, che dopo tre anni finalmente ce l’avevano fatta. Abbiamo festeggiato tutti insieme, era una gioia di vittoria che aveva il peso di tre anni, una gioia che era chiusa in cassaforte.
Quindi, si va ad Udine per…?
Cercare di dare il massimo e tornare senza rimpianti. E se anche non si arriva a vincere dovremo pensare che più di quello che avremo fatto non si poteva fare. Per le finali nazionali pronostici non se ne fanno, giochi partita per partita; certo c’è una squadra più favorita di un’altra, ma poi te le devi giocare. Noi per esempio l’anno scorso contro la Reyer, poi campione d’Italia, eravamo sempre sopra e poi la partita l’abbiamo persa. Quindi si può perdere anche se si è più forti e il livello è nettamente superiore.

Intervista di Francesca Amendola