#MandiViviBasket: Pierluigi Ponticiello, rookie coach in finale al primo tentativo

Pierluigi Ponticiello è il secondo assistente di Alfredo Lamberti, giovane coach di Sant Antimo, con noi da quest’anno, segnalatoci da Aldo Russo, uno dei nostri allievi diventato grande con Vivi Basket. Brillante studente di ingegneria silenzioso ma sempre pronto sul campo e fuori.

Quando hai capito che vi sareste qualificati e tu che cosa hai provato?
Fino all’ultimo non ho mai perso la concentrazione sulla partita, mai pensato di iniziare a festeggiare, anche se eravamo avanti e mancava davvero poco. L’idea c’era già, in quei secondi c’era il pensiero di quel “dai che manca poco”, “siamo quasi alla meta”… verso la fine oramai, sugli ultimi cambi di Alfredo si capiva, e lì iniziava il momento di gioia per me, giovane allenatore, è stata una sensazione straordinaria. Da tre anni ho intrapreso questo percorso della pallacanestro da questo lato del campo, quello della panchina, ed è un grande soddisfazione, per il grandissimo risultato ma soprattutto vedere la felicità dei ragazzi, dopo averli visti sudare giorno dopo giorno, vedere la gioia nei loro occhi è stupendo. So della sofferenza di provare ad arrivarci negli anni passati, e non riuscire ad ottenerlo, invece quest’anno è stata una liberazione per loro, dopo questa stagione di sacrifici. Il mio piccolo supporto sento di averlo dato, anche io so cosa abbiamo passato per arrivare fin qua, ma la felicità dei ragazzi è qualcosa di indescrivibile.
Ogni stagione è lunga e segue un suo percorso; raccontaci il momento di maggior soddisfazione, quello più complicato, quello più divertente.
Eh beh, il bello dovrebbe arrivare adesso… intanto posso dire che quest’anno la soddisfazione è un po’ tutta la stagione e la partita a Latina, dove abbiamo vinto, è stata molto sofferta come tensione agonistica. Eravamo sopra, siamo stati ripresi, ancora sopra e ancora ripresi, e poi di nuovo, e poi vinta alla fine. Grande. Sofferta e vinta di squadra. Lì ho capito che forse veramente potevamo arrivare lontano. Il momento brutto sicuramente quello dell’intossicazione alimentare, successiva a un doppio festeggiamento in palestra di un onomastico, ora rido per non piangere ma eravamo messi male, squadra decimata, per allenarci ci contavamo e cercavamo di capire i pochi rimasti, sani e disponibili, vabbè, sono cose che possono capitare. Di divertimento, fuori dal campo però, sì ci sono parecchi momenti divertenti, come qualche simpatica scenetta col presidente e qualche ragazzo… o qualche sfottò con Alfredo, ma cose normali, cose da cena di squadra o trasferta.
Secondo te cos’è che trasforma una squadra forte in una squadra eccezionale?
L’eccezionale dipende sempre dalle persone, per esempio io ritengo che eccezionale sia perfetto, e so che la perfezione non esiste, perché esiste qualcosa da migliorare sempre. Cosa rende eccezionali non è solo io aiuto te e tu aiuti me, ma è soprattutto fuori dal campo che lo dimostri, come il difendersi, darsi il cinque, incoraggiarsi, questo porta la squadra a fare un salto di qualità enorme. L’io deve essere abbandonato e si mette il Noi, non sbaglia uno, ma sbagliamo tutti, e ci incoraggiamo e proviamo a essere tutt’uno. Perché quel canestro realizzato è stato possibile soltanto perché un giocatore ha difeso e un altro ha recuperato la palla, i meriti sono di tutti.
Si va a Udine per…?
Eh beh… (ride) mò vuoi la risposta sincera e razionale o la risposta scaramantica? Quella sincera e razionale è provare ad arrivare fino in fondo, ovviamente andando passo dopo passo, giorno per giorno. Ci arriviamo comunque preparati alle prime tre partite e vediamo cosa succede, senza pensare a dove dobbiamo arrivare. La risposta scaramantica? Eh beh.. non ti posso dire che puntiamo alla finale, ti dico che puntiamo alla prima partita, poi vediamo. Aggiungo soltanto che raggiungere questo risultato, per me che sono un giovane allenatore, è ancora adesso qualcosa di incredibile, è stato per me un anno importantissimo di crescita con Alfredo, e alla fine vedere la felicità dei ragazzi è stata la mia felicità, sensazioni indescrivibili.

Intervista di Francesca Amendola