#MandiViviBasket: “Pistol” Marco Melillo

«Andiamo a Udine per giocarci le nostre carte. Secondo me ci possiamo togliere delle belle soddisfazioni. Io non vedo l’ora. La testa c’è già» Marco Melillo, guardia

Qual è per te l’immagine simbolo di questa stagione?
Sicuramente la partita finale in casa contro Latina, lì abbiamo passato il turno ed eravamo tutti in campo a festeggiare.. sì anche con un po’ di spumante sul parquet, era una vittoria che diciamo meritava un festeggiamento tipo formula uno… ma io ero sotto la doccia di spumante, ricordo anche la doccia del coach e di quasi tutti gli altri dello staff… è stato molto bello ed emozionante, è sicuramente quella l’immagine dell’anno più rappresentativa. Ma il bello di questa stagione deve iniziare adesso.
Quindi si va ad Udine per…?
Si va ad Udine per giocarci le nostre carte, siamo una squadra formata da giocatori che possono stare in campo tutti tranquillamente. Per me si va per vincere addirittura, non vedo perché pensare che ci possa essere chi potrebbe superarci. Secondo me possiamo toglierci delle belle soddisfazioni e provare a fare qualcosa finora mai fatto da ViviBasket.
Come le vedi questi finali?
Io sono già entrato nel clima, adesso stiamo spingendo un po’ in più in allenamento. Io ci sto pensando già da quando abbiamo vinto contro Latina, non vedo l’ora di andare a Udine, la testa c’è già.
Hai avuto in questa stagione momenti faticosi e difficili?
Difficoltà fisiche non ne ho avute, ho avuto un periodo in cui mi sentivo un po’ distratto e grazie al coach sono riuscito a tirarmi su, Alfredo è un ottimo allenatore, lui mi tira su e ha la capacità di farmi “ritornare” in campo.
Come ti organizzi la giornata, lo studio e gli allenamenti?
Io vengo da Scafati e anche l’anno scorso con loro con la serie A, io come Under ero aggregato alla prima squadra, puntavamo alla A1 e io facevo molte trasferte. L’organizzazione non è mai semplice, tra allenamenti e impegni quest’anno, rispetto a quello passato, riesco a organizzarmi di più, e comunque sempre si può fare studio e basket insieme.
Cosa ti ha insegnato il basket?
A parte l’organizzazione, mi ha insegnato a stare con altri ragazzi, ad essere più socievole, mi ha insegnato a stare in un gruppo tra persone che amano questo sport perché il basket riesce a farti confrontare con molte persone.
Qual è un campione o una persona importante di riferimento per te?
Caratterialmente mio padre, che cerco di prendere come esempio, per il suo carattere appunto e la bontà, il suo saper essere una persona che sa quello che fa, non sbaglia con le parole o nel fare cose sbagliate, cerca sempre di portare a termine ciò che inizia. Vorrei avere i suoi pregi, invece delle volte io mi “infiammo” troppo in fretta diciamo… beh poi se vuoi il mio campione di basket preferito ti dico Kobe Bryant per la sua mentalità.

 

Intervista di Francesca Amendola