@MandiViviBasket: Sky, il limite è il cielo

Fabio “Sky” Schisano è uno dei segreti di questa squadra, ottimo giocatore, con esperienze in tutt’Italia, è stato coinvolto da Vivi Basket nel 2015, grande sintonia con Alfredo Lamberti, con la sua saggezza, è diventato il fratello maggiore dei ragazzi, dentro e fuori il campo.

Si va a Udine per…? 

Secondo me è un’esperienza per fare bene, cioè tornare a casa senza avere rimpianti. Ovvio, quando non sei abituato a giocare tornei di questo genere tu non puoi sapere a priori come andrà, il gruppo comunque è un gruppo di qualità. Si va lì per fare bene, che ad oggi significherebbe superare i primi tre giorni. Poi lo sport insegna, gli spareggi dove ci sono le migliori 16 squadre migliori d’Italia ti può andare bene quanto male, quanto i ragazzi ci spendono in energie fisiche e mentali. Io nella mia ventennale carriera da giocatore ricordo che, con un gruppo in particolare, eravamo da finale e non ci arrivammo; quindi per me queste finali significano grande soddisfazione anche per aver sposato un progetto come questo, importante, non facile, ambizioso. L’amicizia con Roberto e con Alfredo, due anni fa mi sono legato a loro, è l’elemento in più che gratifica in questa avventura.

Ci descrivi il percorso di questa stagione, quali sono stati i momenti più difficili e quelli più gratificanti?

I momenti di difficoltà quest’anno, con una sola sconfitta, possono essere infortuni o impegni di studio e varie dei ragazzi: grosso merito va alle famiglie che li sostengono e noi dobbiamo cercare di stare con loro in queste situazioni. Ci sono stati momenti in cui la squadra aveva un po’ meno energia, ma allenatore e ragazzi sono stati bravi a stringere i denti. Durante le vacanze di Natale, nella partita con la squadra di Roma (trofeo Sandro De Falco, ndr) abbiamo avuto la riprova che il gruppo c’era. E poi l’unica sconfitta dell’anno contro Empoli è stata assorbita abbastanza bene.

Che significa essere presenti e dare supporto ai ragazzi, in una squadra?

Io sono uno che parla molto e i ragazzi quando ti conoscono percepiscono che sei uno che un po’ di basket ne capisce, e che possono fidarsi di te, che puoi dare consigli, da tutti i punti di vista, non solo di pallacanestro ma anche di vita in generale. Con loro, anche durante i vari accompagnamenti, si interagisce molto: oltre che con le famiglie, che devo dire sono molto presenti, hanno un buon rapporto anche con noi, loro sanno che si possono fidare.

Non c’è gioia se non c’è sacrificio, ma quando la gioia arriva, il sacrificio te lo sei già dimenticato“, sei d’accordo con questa frase?

Sì d’accordo certo, l’ho provato sulla mia pelle, le vittorie più belle arrivano comunque dopo uno sforzo o dopo un grande impegno. Anzi alcune volte devi imparare a perdere per poter imparare a vincere. Quando arriva la sconfitta capisci che la sconfitta c’è e devi imparare a conviverci. Ci devi convivere tu e la tua squadra. Ora che ho perso significa che devo tornare a vincere, sempre con la mia squadra.

Hai un campione preferito, personaggio, un modello da seguire (e da far seguire)?

In Italia ho avuto fortuna di conoscere Antonello Riva, in campo e fuori, ci ho giocato contro e l’ho conosciuto anche in ruoli a “bordo campo”, lui è uno che si è costruito lavorando in palestra, esempio per i ragazzi, e poi ho avuto la fortuna di conoscere, tramite anche i vari camp estivi in cui collaboro, Steve Kerr, persona e giocatore di spessore molto alto.

Cosa serve secondo te per essere una grande squadra?

Il saper stare insieme e voler condividere tutto in campo.

Intervista di Francesca Amendola