Napoli-Australia, col basket nel cuore: chiacchierata telefonica con un giocatore ViviBasket.

Lui è Aris Annunziato, ha iniziato a giocare a basket già a 4-5 anni, ha vestito la maglia della Partenope e poi è arrivata la maglia ViviBasket Napoli con l’Under18, con tanto di finali nazionali. Successivamente ha giocato anche a Roma in C2 e dopo una bella esperienza a Londra, oggi vive e lavora in Australia, a Perth.

Come va in Australia?

Eh beh qui gli italiani vanno forte… [e se la ride, ndr] sì, confermo, piacciono molto. Anche i greci però, eh… comunque qui il genere italiano attira molto…

Cosa dicono di Napoli?

Chi non l’ha mai vista ne è affascinato e conosce solo la pizza, la città, Maradona e Capri. Chi invece ci è stato veramente ne è totalmente innamorato, dicono tutti che è una città bellissima.

Come sono le amicizie australiane?

Loro sanno usare molto bene la tecnologia, che però sta invadendo la vita molto di più che in Italia, ne abusano a livello sociale. A me piace guardare negli occhi. Come tecnologia nel lavoro loro sicuramente sono più avanti di noi, ma per il tempo libero io preferisco contatti più personali. E devo dire che per ora non ho problemi a incontrare, so organizzarmi, conoscere gente nuova e andare in giro.

Ora che vivi lontano, cosa ricordi del gruppo ViviBasket?

Ci conoscevamo tutti con la maggior parte dei ragazzi, anche quando si giocava contro. C’era rivalità e c’era rispetto reciproco. Quando poi dalla Partenope passai a ViviBasket con molti di loro ci conoscevamo già, pur non avendo mai giocato assieme, eravamo veramente una bella squadra, eravamo una famiglia. In più molti dei genitori di miei compagni era stati compagni di squadra di mia mamma e mio papà [Annamaria Meterangelis e coach Elio Annunziato, ndr], c’era e c’è un legame e un rispetto che si è tramandato. Con alcuni mi sento ogni tanto, Ruben Arena – che oggi fa l’arbitro -, Giuliano Nastri, Gaetano D’Angelo, Giuliano Cannavale. Anche da qui mi tengo in contatto, siamo molto amici e mi rimarranno per sempre tutte quelle emozioni condivise.

Chi non fa sport da giovane, una volta adulto cosa rischia di non aver provato mai?

Con lo sport e col basket cresci con quella adrenalina del metterti in gioco e sfidarti, metterti alla prova contro qualcun altro, sapendo che vai in campo per vincere, e giocare, sì certo, ma per dimostrare che hai atleticità in più, quel passo in più, la grinta che solo lo sport ti può dare. Da grandi si conquista la grinta di sapere fare sempre meglio. E tutti gli sforzi e i sacrifici che feci quell’anno in cui facevo allenamento quasi ogni giorno, più la scuola e tutto un non stop, ti ripaga di tutto.

Qual è il grande insegnamento che ti ha lasciato il basket?

Che fino all’ultimo non bisogna mollare, che ci sarà sempre un poco di tempo per fare quello che vuoi. Di tempo c’è ne sta, se la partita la vuoi vincere il tempo lo trovi. Se vuoi raggiungere qualcosa la raggiungi. E niente ti è regalato. Non arrivi a giocare le finali nazionali se non ti sei fatto anni di preparazione e sacrificio, e chi non fa sport questo non lo può capire.

Hai imparato più dalle sconfitte o dalle vittorie?

Dalle sconfitte sicuramente. Hai bisogno di essere sconfitto e più diventi forte per andare avanti. Abbiamo bisogno di essere rigettati, hai bisogno di perdere perché così apprezziamo la vittoria.

La partita che ti è rimasta più impressa?

Ultimo anno di C2 a Roma, playoff per la promozione e giochiamo contro una squadra che a inizio campionato non era stata ammessa alla categoria superiore, e quindi, da imbattuta, candidata alla C1. E ce la troviamo davanti. Gli abbiamo tenuto testa per tre quarti di gioco, era una delle mie ultime partite. Io ero proprio fissato a difendere, mi piaceva fin da piccolo. Rubai così tanti palloni a giocatori argentini di categoria, che alla fine l’allenatore avversario a fine partita mi fece i complimenti. E mi chiese anche cosa avrei fatto l’anno dopo…

E tu?

E io però avevo già organizzato per Londra. E dissi che se avessi avuto dei piani diversi mi sarei fatto sentire. E oggi sono qui. E vi dico, forza ViviBasket! 

Vivi Basket allena ragazzi e ragazze al Polifunzionale di Soccavo. Abbiamo raggiunto il traguardo dei 10 anni e stiamo portando avanti una campagna di raccolta fondi per continuare a dare un futuro all’attività e a far crescere con lo sport bimbi e ragazzi. Anche una piccola donazione è importante e ti sentirai in squadra con noi. Si parte da 5€, 25€ o di più; e puoi scegliere, se vuoi, delle ricompense.

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