Trofeo delle Regioni, un po’ di storia…

Prende il via in queste ore il Trofeo delle Regioni, manifestazioni principe del settore giovanile italiano che vede riunite a Bologna per sei giorni di partite le rappresentative regionali maschili e femminili. 

Io l’ho disputato da allenatore nel 1983, in quegli anni si giocavano due fasi, una prima con quattro gironi, da cui la prima accedeva alla FINAL FOUR. Giocammo a Stresa, era la squadra di Nando Gentile, vincemmo con il Piemonte dove giocava un giovanissimo e magrissimo, Davide Pessina, ma ci facemmo sorprendere in finale dal Friuli che con Stramaglia segnò il canestro decisivo allo scadere. Due dolci ricordi, il Cavaliere Hütter, grande gentiluomo e dirigente del basket italiano, era il nostro capo delegazione, e l’incontro con Cesare Rubini, che si venne a congratulare per la nostra buona prestazione, seppur felice che i suoi corregionali avevano alla fine vinto.

Altra annata storica fu quella del 1969, con la Campania di Enzino Esposito, Max Rizzo e Tonino Tufano, vincente con l’intera squadra della Juve Caserta allenata da Franco Marcelletti.

Nel 1989, con il mio ingresso nello staff del Settore Squadre Nazionali, l’ho iniziato a seguire da vicino e ricordo con grande piacere le edizioni del 1990 e del 1991. In quegli anni si giocava a livello di sedicenni, quindi con un livello fisico e tecnico completamente diverso da quello attuale. Iniziavamo a girare in ottobre in tutte le province italiane, ed era anche il primo approccio per selezionare i ragazzi per la nazionale under 17. Ricordo infatti il mio primo raduno ad Arezzo con la nazionale del 1974 nel novembre 1989, ero appena rientrato dal mio viaggio a Duke, UNC e Kentucky, e subito iniziai ad impostare la Motion Offense.  Giravamo in tre, il Maestro, Mario Blasone, Giovanni Piccin, attuale presidente del CNA, ed io, alla fase provinciale seguiva quella regionale da cui nasceva la squadra.

 La fase finale del “Decio Scuri” così si chiamava il TdR, dal napoletano ex CT della nazionale alle Olimpiadi di Londra e successivamente Presidente della FIp, si svolse a Pietra Ligure, fu un torneo entusiasmante con una meravigliosa finale vinta dalla Lombardia di Andrea Meneghin, Davide Diacci e Andrea Conri, con l’Emilia Romagna di Davide Diacci, Andrea Sciarabba e Gianluca Porfiri. Da quella manifestazione nacque il gruppo che avrebbe poi vinto il Campionato Europeo nel 1991 in Grecia.

Nell’anno successivo si giocò a Ravenna nello splendido PalaFerruzzi con l’organizzazione del gruppo che diede vita ad una memorabile edizione in cui primeggiarono l’Emilia e Romagna di Sciarabba, Damiao, Grossi e Ricci, il Lazio di Sperduto, Antinori, Monti e Feliciangeli, il Veneto di Marconato e Scarone, un livello fisico e tecnico eccezionale. Quel gruppo pur penalizzato dal cambio di età FIBA continuò a lavorare, per la visione illuminata di Rubini, ed ottenne risultati straordinari, soprattutto per il gran numero di giocatori di quella generazione che arrivò poi in nazionale.

Successivamente con il cambio delle età dei campionati giovanili voluto dalla FIBA, che porto a 16 e 18 anni i campionati Cadetti ed Juniores, si scese di un anno nella selezione per il Trofeo delle Regioni. 

Come dimenticare il secondo posto del gruppo del 1992 di Ale Gentile e Nunzio Sabatino.

L’ultima edizione che ho seguito da vicino è stata quella che vedeva impegnati i ragazzi del 1996, con ben otto giocatori tesserati con Vivi Basket, un’edizione sfortunata in cui pagammo tante sconfitte di pochi punti.

Quest’anno il gruppo campano viene da un lungo programma di selezione ed allenamenti, Ale Mansi il nostro rappresentante in campo, Alfredo Lamberti, il responsabile tecnico territoriale e tre nostri ragazzi costantemente presenti nel gruppo di allenamento. Una squadra compatta, vedremo quale sarà l’andamento del torneo. Ma restano, a mio modo di vedere un paio di concetti base, pur comprendendo le esigenze di reclutamento attuale, io preferivo un TdR con ragazzi più grandi, quindi adesso mi piacerebbe con i quindicenni.  Ma con ragazzi così giovani bisogna dare la giusta chiave di lettura, deve essere una grande festa, c’è da avere pazienza e guardare in prospettiva della loro crescita. La storia ci dice che tanti che hanno primeggiato a questa età sono stati poi raggiunti e superati da ragazzi oggi acerbi e forse sconosciuti.

 Quindi Forza Campania e ricordiamoci che: Ci vuole il tempo che ci vuole!