#MandiViviBasket: Ale Morgillo, basket nelle vene

Alessandro Morgillo, è con noi da sette anni, figlio di due giocatori, con un fratello ed una sorella che giocano a basket, vive sui parquet da quando è nato.

A quale ricordo di questa stagione sei più legato?

La partita contro Latina fuori casa, l’abbiamo capito che di essere cresciuti. Una partita molto sudata, avanti noi poi recupero loro, ma siamo riusciti a mantenere il vantaggio, eravamo pronti, era una partita molto preparata, era stata una settimana molto forte con gli allenamenti. Adesso il ricordo che aspetto è quello delle finali nazionali… comunque finora anche l’ultima partita in casa è stata il segno di questa stagione.
Ora si va ad Udine per…?
Eh beh, vincere! Obiettivo minimo sono i quarti, ovviamente combatteremo anche per arrivare primi, sarà difficile ma non impossibile. Gli avversari un po’ li conosco, alcuni di loro li ho conosciuti in nazionale giovanile. Sicuro però che non andiamo lì per partecipare.
Qual è stato il momento più faticoso di questa stagione?
Diciamo che il campionato è andato molto bene, la fase regionale molto facile e poi con l’Interzona non abbiamo trovato difficoltà, ma squadre del nostro livello con cui i siamo confrontati. Dal punto di vista professionale, per me una difficoltà è stata il piccolo incidente di ottobre (un tamponamento) e nel periodo delle Final Four con la serie C, si sono accumulate diverse partite una dopo l’altra. Con la scuola sono riuscito a conciliare tutto però.
Qual è il segreto per fare gruppo, in squadra, dentro e fuori dal campo?
Conoscersi tra di noi: non solo in campo ma anche fuori, con alcuni per esempio ci conosciamo da dieci anni, c’è intesa, il segreto per rendere molto in campo è essere affiatati e avere intesa.
Cos’è che vi ha fatto allenare anche nei giorni di festa?
Avere coscienza che questo era l’ultimo anno per arrivare alle finali, era l’obiettivo pricipale, un obiettivo condiviso da tutti noi, per il quale c’era l’energia per fare quello sforzo per allenarsi di più.
Campioni ed esempi di vita: chi sono i tuoi modelli di riferimento?
Io ce l’ho in casa, mio fratello lo prendo molto come esempio, come atteggiamento, per l’intensità negli allenamenti, oltre all’impegno e alla felicità con cui lo fa, per me lui è importante e quando posso lo seguo e vado a vedere le sue partite.
Qual è per te la caratteristica principale che deve avere un buon giocatore di basket?
Oltre all’impegno deve essere forte tecnicamente e fisicamente, tecnicamente però viene prima, perché sul fisico ci puoi lavorare, la tecnica si ottiene con impegno e allenamento.

Intervista di Francesca Amendola